Da un legno storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire niente di perfettamente dritto (Kant)
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Azionisti Bankitalia

Gli azionisti della Banca d’Italia non hanno mai avuto e non hanno alcuna influenza sulle decisioni della banca centrale, la cui autonomia è tutelata dalla legge. Un problema c’è, però. Forse qualcuno ricorda il decreto legge del 2013, con cui si stabilì la rivalutazione di quelle partecipazioni e si fissò al 3% il tetto massimo che un solo soggetto poteva possedere. Si disse, allora, che della banca centrale si voleva fare una public company. Scrivemmo che era uno sproposito.
Trovavo e trovo ingiusta quella rivalutazione, perché le banche che avevano in portafoglio quelle azioni non avevano corso alcun rischio e neanche avevano compiuto alcuna scelta. Fu Camillo Benso, conte di Cavour, a volere una banca emittente sabauda, allora posseduta da privati. Nel 1936, con la legge bancaria, quelle quote furono assegnate alle banche pubbliche, per un valore di 300 milioni di lire (156mila euro).

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