Da un legno storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire niente di perfettamente dritto (Kant)
Accesso utente

Diritto, Internet, Rodotà e la Boldrini

Dello stesso autore

   

Leggendo la Carta dei diritti di Internet (redatta da Stefano Rodotà ed entusiasticamente approvata da Laura Boldrini), mi aveva colpito il punto 4 in cui sentivo aleggiare uno spirito giacobino mascherato, al solito, con abiti liberali. (E’ questo travestimento che, da sempre, mi infastidisce in Rodotà, non il suo essere a sinistra, talora molto a sinistra – ad es. nella trattazione dei ‘diritti sociali’ e dei ‘beni comuni’).

Detta, dunque, il punto 4 – Tutela dei dati personali: «Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità̀ e riservatezza. I dati personali sono quelli che consentono di risalire all’identità̀ di una persona e comprendono anche i dati identificativi dei dispositivi e le loro ulteriori elaborazioni, come quelle legate alla produzione di profili. I dati devono essere trattati rispettando i principi di necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità̀ e, in ogni caso, prevale il diritto di ogni persona all’autodeterminazione informativa. I dati possono essere raccolti e trattati solo con il consenso effettivamente informato della persona interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Il consenso è in via di principio revocabile. Per il trattamento di dati sensibili la legge può prevedere che il consenso della persona interessata debba essere accompagnato da specifiche autorizzazioni. Il consenso non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento. Sono vietati l’accesso e il trattamento dei dati personali con finalità̀ anche indirettamente discriminatorie.»

Se scrivo un articolo su un giornale o su un periodico on line, mi sono chiesto, non debbo chiedere il permesso a nessuno: sarà poi la persona di cui parlo ad avvalersi del diritto di querelarmi se avrò riportato notizie false e lesive della sua dignità. Non dovrebbe essere la stessa cosa anche per la rete, senza tanto bisogno di altre, inutili, ‘Carte dei diritti che tanto piacciono a quanti militavano nel partito che esaltava Pol Pot e il Presidente Mao? Eppoi chi stabilisce le «finalità anche indirettamente discriminatorie»? E che significa lo «squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento?» E come lo si misura? E come vi si pone rimedio? Mettendo tutti in condizione di usare la rete e assicurando a tutti la visibilità, a spese dello Stato se gli interessati a comunicare non se lo possono permettere?

Analfabeta del diritto,ho esposto le mie perplessità a un vecchio, caro, amico – tra i più prestigiosi avvocati penalisti di Genova – che così mi ha risposto: «Considerato che la Carta dei diritti di internet è ancora una bozza, tanto che sul sito istituzionale www.camera.civi.ci a partire da oggi potranno inserirsi commenti e osservazioni sul testo dei 14 articoli proposti, ivi compreso quello che mi hai segnalato.

Tutto ciò ricordato, a mio modesto avviso, le domande che mi hai posto possono trovare risposta già nel d.lgs. 196/2003, senza bisogno di scomodare l'opera di ingegno della coppia Rodotà-Boldrini (absit iniuria verbis):

1. non serve un consenso preliminare alla pubblicazione di una notizia, né in rete né con stampa tradizionale, ai sensi dell'art. 136 e ss. d.lgs. 196/2003;

2. nel caso in cui la notizia diffusa sia diffamatoria, la persona offesa potrà sporgere querela per violazione dell'art. 595 c.p., ma questo è un profilo differente (tutela dell'onore) rispetto a quello in questione (tutela dei dati personali). Non può escludersi che le due contestazioni concorrano qualora, ad esempio, un giornalista violi norme relative all'accesso a dati personali e li diffonda, nel caso in cui tali dati siano, da un lato, diffamatori e, dall’altro, comunque, non rispettosi del diritto di informazione;

3. le finalità “anche indirettamente discriminatorie” potranno essere valutate sia dal Garante per il trattamento dei dati che dal magistrato (tendenzialmente civile, stante il principio di tipicità proprio del diritto penale) a seconda dell'azione proposta, ma – allo stato – non vi sono elementi che permettano di individuare quali criteri verranno adottati per verificare una situazione di fatto così sfuggente. A ben vedere questi sarebbero quesiti che potrebbero essere presentati proprio nella fase di consultazione sul testo della Carta che inizierà oggi


Il parere, autorevole, mi riconferma nel mio sospetto: stiamo assistendo, ogni giorno, al funzionamento a pieno ritmo della fabbrica dei diritti. Se ne producono in quantità smisurate, in ogni occasione e per ogni pretesto e, naturalmente, per renderli operativi, verranno insediate commissioni di esperti, creati nuovi uffici, assicurati nuovi stipendi (inutile chiedere a beneficio di chi). A forza di essere protetti dai diritti, rischiamo di dover fare la prossima rivoluzione contro i “custodi dei diritti” per liberarci dalla fitta rete in cui stanno avvolgendo tutte le relazioni sociali, naturalmente in nome di una democrazia liberale che non resti solo “formale”.

Commenti (11)

Solo gli utenti registrati possono commentare l'articolo